Rieti 5 Marzo 2016

Le persone affette da Malattia di Parkinson e parkinsonismi vivono quotidianamente una serie di difficoltà che il medico, persino il più esperto, riesce solo in parte a risolvere pienamente. Ciò è per lo più giustificato dal numero e dalla varietà dei sintomi che rendono queste sindromi estremamente proteiformi.

Alcune di queste problematiche accompagnano il paziente fin dai primi momenti della malattia, se non persino prima che questa venga diagnosticata o addirittura che si sia manifestata apertamente al paziente stesso ed a chi gli sta accanto; con il passare degli anni, sia a causa dell’evoluzione del processo neurodegenerativo sia perché la malattia viene a sovrapporsi necessariamente all’invecchiamento fisiologico ed alle eventuali comorbidità, il quadro diventa ancor più complesso da gestire.

Il paziente parkinsoniano, specialmente in fase avanzata di malattia, è un soggetto estremamente delicato, che si trova spesso di fronte a situazioni il cui trattamento richiede attenzione e conoscenze specifiche.

Il medico di medicina generale, come e prima del neurologo di riferimento, si trova frequentemente ad affrontare situazioni che richiedono spesso uno sforzo notevole. Le medesime circostanze non raramente coinvolgono anche il medico ospedaliero, in pronto soccorso come nei reparti, di medicina come di chirurgia.

L’obiettivo principale dell’incontro “Di cosa parliamo quando parliamo di Parkinson” che si è tenuto a Rieti il 5 Marzo scorso, con il patrocinio dell’Accademia per lo Studio della Malattia di Parkinson e dei Disordini del Movimento (Accademia LIMPE-DISMOV), è stato proprio quello di approfondire, attraverso lo strumento del confronto-dibattito tra operatori e grazie all’ausilio di casi clinici, la conoscenza delle situazioni critiche che le diverse figure sanitarie si possono trovare di fronte nella gestione del paziente con Malattia di Parkinson.

Il mio intervento, all’interno della sessione “trattamento”, dal titolo “L’intervento cognitivo-comportamentale”, ha descritto l’importanza del trattamento non farmacologico nei pazienti affetti da malattia di Parkinson. E’ di fondamentale importanza per garantire una migliore qualità di vita lavorare con il paziente su aspetti emotivi ed affettivi legati alla malattia. Per cui accettare la malattia, affrontare l’imbarazzo e la vergogna relate alle difficoltà motorie e al tremore, favorire comportamenti adattivi e funzionali alla cura del sé e al benessere, promuovere incontri psico-educazionali alla malattia rivolti ai familiari o caregiver dei pazienti affetti da malattia di Parkinson, sono tutti obiettivi integranti di un approccio terapeutico psicologico, sia individuale che di gruppo.

Per potersi iscrivere gratuitamente al convegno si doveva compilare l’apposito modulo sul sito della J. Medical Books Edizioni, provider organizzatore dell’evento.

Se vuoi consultare il programma completo dell’evento puoi farlo QUI.