riabilitazioneLe lesioni cerebrali nell’adulto alterano gli aspetti emotivo-comportamentali e frequentemente riguardano più di un dominio cognitivo come il linguaggio, la memoria o le abilità visuopercettive/spaziali.

In base alla sede nonchè all’entità della lesione, si può determinare la parziale distruzione di un’area cerebrale con la relativa alterazione di una o più funzioni o una completa distruzione di un’area cerebrale con la relativa perdita di una o più funzioni; ulteriormente, una lesione cerebrale può determinare una riduzione parziale o generalizzata dell’attivazione delle aree cerebrali oppure una perdita delle capacità di interazione tra diverse aree cerebrali, necessarie per attivare processi di integrazione funzionale (Poppel e Steinbuchel, 1992).

I deficit cognitivi e comportamentali conseguenti ad una lesione inducono lo specialista neuropsicologo a programmare un piano di intervento riabilitativo, in grado di determinare fenomeni di recupero funzionale attraverso mutamenti a livello delle aree cerebrali.

Un trattamento riabilitativo neurocognitivo è in grado di produrre risultati significativi, la cui efficacia si esprime nella generalizzazione dei miglioramenti raggiunti in terapia alle attività di vita quotidiana. Un risultato osservabile esclusivamente nel materiale utilizzato durante il training infatti, non è sufficiente a definire l’efficacia del trattamento.

Nei quadri clinici più severi, nei quali l’estensione della lesione è tale da compromettere gravemente una o più funzioni, la riacquisizione funzionale può realizzarsi instaurando meccanismi di compenso basati su strategie diverse da quelle premorbose e implicare l’intervento di aree cerebrali diverse da quella originaria: in tal senso non si tratterà più di recupero, ma di sostituzione di funzioni.

La Neuroplasticità

Grazie al contributo delle Neuroscienze negli ultimi venti anni, è accertata la capacità plastica del Sistema Nervoso Centrale, nel giovane come nell’adulto, di riorganizzarsi in seguito ad una lesione. Tale riorganizzazione può esprimersi anche in tempi rapidissimi rispetto all’evento lesionale, come nelle lesioni vascolari o nel trauma cranio-encefalico; la capacità del cervello di adattarsi ad una condizione nuova ed improvvisa avviene anche in virtù dell’elevata dinamicità delle connessioni cerebrali.

I neuroni infatti modificano costantemente le loro connessioni sinaptiche, in risposta alla stimolazione ambientale, all’apprendimento, all’esperienza ed al programma genetico (Kandel, 1998); la neurogenesi è attivata o inibita da stimoli ambientali, farmacologici, ormonali, dagli esercizi fisici, dai ritmi circadiani, etc. (Nottebohm, 2000).

Il cervello quindi è in relazione con l’ambiente, che svolge un ruolo fondamentale nel processo di neuroplasticità: vi è, in tal senso, una continua interazione tra struttura (cervello-mente) ed ambiente.

“La plasticità è una proprietà del cervello umano che permette di sfuggire alle restrizioni del suo corredo genetico e di adattarsi alle modificazioni ambientali, alle variazioni fisiologiche e all’esperienza” (Pascual-Leone A et al., 2005).