medicina legaleDi pertinenza della Neuropsicologia Forense, l’esame neuropsicologico forense nell’ambito della medicina legale rappresenta lo strumento di indagine fondamentale nella valutazione dei sintomi cognitivi ed emotivo-comportamentali correlati ad eventi traumatici, in presenza o talora assenza di lesioni cerebrali.

Diversi eventi possono ledere una persona: traumi da incidente stradale, infortuni sul lavoro, episodi di violenza interpersonale, conseguenze indesiderate di interventi chirurgici o terapeutici, gravi traumi emozionali (disturbo post-traumatico da stress), altri.

Alle vittime di questi eventi, che richiedono il risarcimento del danno subito, il Neuropsicologo forense può contribuire formulando il proprio parere esperto, descrivendo e misurando la natura, entità e credibilità del danno cognitivo riportato.

La Neuropsicologia Forense non risponde ad altri quesiti di pertinenza medico-legale, quali la quantificazione tabellare del danno (sia temporaneo che permanente) oppure la valutazione della eventuale limitazione della capacità lavorativa specifica.

Nonostante la possibilità di impiego nella diagnosi differenziale di alcuni disturbi, l’esame neuropsicologico forense primariamente è uno strumento dedicato a quantificare il funzionamento cognitivo di un soggetto e non rappresenta quindi una diagnosi di malattia.

Lo scopo è quello di far chiarezza, in ambito medico-legale, sul funzionamento cognitivo del soggetto esaminato, fornendo una dettagliata analisi della situazione attuale ed una stima affidabile del funzionamento cognitivo antecedente l’evento lesivo (premorboso).

Comparando questi due diversi momenti temporali (prima e dopo l’evento causale), la valutazione del danno alla persona deve tenere conto:

–      dell’evento, qualificato come colpa;

–      del danno, ossia l’instaurarsi di una situazione peggiorativa rispetto alla  precedente;

–       del nesso di causalità tra la colpa ed il danno.

L’esame neuropsicologico forense, caratterizzato da specifiche procedure di indagine finalizzate ad accertare e misurare il danno neurocognitivo, può fornire utili elementi sulla plausibilità del nesso causale tra l’evento lesivo (colpa) ed il danno.

Nessun altra tipologia di indagine, relativa al substrato neurobiologico dei processi cognitivi, può fornire informazioni così specifiche sulle modalità di funzionamento cognitivo, che rappresenta esattamente il tipo di informazione richiesta in ambito giudiziario (Bianchi e Cantagallo, 2008; Bianchi, 2005).

Valutazione neuropsicologica forense

Il protocollo di valutazione neuropsicologica forense prevede l’utilizzo combinato di due diverse tipologie di informazioni:

–         cliniche, derivate dal colloquio e dall’osservazione, rappresentate da dati espressi in forma qualitativa;

–         psicometriche, relative ai test neuropsicologici somministrati, espresse con valori numerici, ossia in forma quantitativa.

La valutazione neuropsicologica forense si completa in più incontri tra lo specialista in Neuropsicologia ed il periziando.

Si comincia quindi con il colloquio forense, tra il Neuropsicologo ed il soggetto (eventualmente anche con i familiari, se ritenuto necessario); in un clima collaborativo, lo specialista chiarisce il proprio compito: ascoltare, esaminare e stabilire in modo del tutto obiettivo, lo stato del suo funzionamento cognitivo ed emozionale.

Il colloquio forense è interamente centrato sulla soggettività del paziente: la narrazione in prima persona dell’evento traumatico ha un’importanza assoluta, nel caso di eventi che hanno determinato atti sanitari (ricoveri, visite specialistiche, esami strumentali, etc.) è fondamentale portare al seguito tutta la documentazione disponibile.

Successivamente al colloquio forense è il momento della somministrazione di test neuropsicologici; le prestazioni ottenute dal soggetto in esame vengono così confrontate con un campione rappresentativo di soggetti normali e tale “confronto normativo” indica se il soggetto ha prestazioni nella norma o meno.

I dati ottenuti dai test neuropsicologici vengono poi presentati in modo completo in una relazione peritale, per descrivere la validità dell’esame, il livello di funzionamento premorboso (ossia prima dell’evento causale) ed il livello di funzionamento attuale.

La relazione peritale, elaborata al termine dell’esame neuropsicologico forense, è caratterizzata da una sintesi ed una conclusione; in tale fase, lo specialista in Neuropsicologia integra tutti i dati disponibili, al fine di formulare una risposta quanto più dettagliata, nel rispetto dei quesiti proposti dal richiedente.

Una volta delineato il profilo neuropsicologico, anche in Neuropsicologia Forense, lo specialista in Neuropsicologia può suggerire eventuali trattamenti terapeutici, come il counseling psicologico o la riabilitazione neurocognitiva (o neuropsicologica), atti a migliorare lo stato di salute del paziente.